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<p><strong>Amedeo Massarelli</strong>, 65 anni, è un allenatore con un'esperienza lunga e consolidata: da ben 38 anni lavora ininterrottamente nel mondo del calcio, scegliendo fin dall'inizio di dedicarsi esclusivamente al settore giovanile. Nel corso della sua carriera ha costruito un percorso improntato sulla formazione, aggiornandosi costantemente e specializzandosi nel lavoro con i giovani, partendo dalle categorie di base fino ad arrivare negli ultimi anni all'attività agonistica. Il suo cammino si è sviluppato quasi interamente in Umbria, con alcune esperienze in Toscana risalenti a diversi anni fa. Proprio in Toscana è tornato recentemente, approdando alla <strong>Poliziana</strong>, prendendo in mano gli <strong>Allievi</strong> <strong>regionali</strong>, nel <strong>girone D</strong>, in una situazione di classifica non semplice, ma in ripresa. Arrivato a novembre dopo le dimissioni del precedente allenatore, Massarelli ha deciso di rimettersi in gioco accettando una sfida complessa, con l'obiettivo di dare il proprio contributo in un momento delicato e, allo stesso tempo, misurarsi ancora una volta in un contesto nuovo. Con lui facciamo il punto sul recente periodo i forma della sua squadra e su come si affronta una lotta salvezza, tra insidie ed opportunità di crescita.</p><p><strong>Nelle ultime tre partite avete ottenuto sette punti grazie alle vittorie con Valentino Mazzola e Olmoponte ed al pareggio con l'Arezzo Academy, passando dal fondo della classifica alla zona salvezza. Cosa avete messo in campo in queste tre gare in più rispetto alle precedenti? </strong></p><p>Parto dal principio. Sono arrivato a metà novembre, in una situazione complicata: circa sette-otto ragazzi del 2009 avevano lasciato e ci siamo ritrovati a dover ricostruire la rosa, integrandola con alcuni dei nostri 2010 provenienti dal provinciale, attraverso valutazioni condivise con la società. Una volta definito il gruppo, abbiamo iniziato un percorso di costruzione, lavorando soprattutto sulla coesione e sull'adattamento reciproco: i ragazzi al mio modo di lavorare e io alle loro caratteristiche. È stato un lavoro molto attento, incentrato sulla crescita personale e sulla necessità di far ritrovare fiducia e credibilità in sé stessi ai miei giocatori. Con il tempo sono arrivati i primi segnali positivi e nelle ultime tre partite si è visto. I ragazzi stanno crescendo e stanno prendendo consapevolezza che, anche se alcuni di loro sono sotto età, con un po' di organizzazione e di cuore possono arrivare a giocarsela con tutti, e in quest'ultimo periodo c'è stata questa escalation di prestazioni che ci ha portato oggi ad essere fuori dalla zona retrocessione. Un po' per volta si stanno cominciando a raccogliere i frutti di ciò che abbiamo seminato a novembre; nulla di magico, solo lavoro, sacrificio e gruppo.</p><p><strong>Parlando in particolare della gara vinta 3-1 col più quotato Valentino Mazzola: qual è stata la chiave che vi ha permesso di prendere i tre punti?</strong></p><p>All'andata era stata la mia terza partita da quando ero subentrato e avevamo perso nettamente 7-0, senza riuscire a trovare contromisure efficaci. Questa volta, invece, abbiamo preparato la gara in modo diverso, analizzando le loro qualità, in particolare il loro gioco basato sul palleggio, e cercando di sfruttare al meglio le nostre caratteristiche per limitarli. Abbiamo puntato molto sulla compattezza di squadra: li abbiamo aspettati, concedendo loro il possesso ma togliendo le linee di passaggio. Questo li ha messi in difficoltà e li ha resi meno precisi rispetto alla gara d'andata. Siamo stati poi bravi a sfruttare le occasioni che ci sono capitate e a gestire la partita nei momenti chiave, pur riconoscendo il valore dell'avversario. Il merito principale va però ai ragazzi, che hanno condiviso e applicato al meglio il piano gara.</p><p><strong>Guardando invece al futuro, le prossime due gare avrete Sinalunghese e Bibbiena in quelli che sono due veri e propri scontri diretti. Come li affronterete?</strong></p><p>Ai ragazzi cerco di non mettere pressione. Chiedo loro di non guardare la classifica e di scendere in campo liberi, senza farsi condizionare da fattori esterni. Ogni partita è una storia a sé e va preparata durante la settimana con il lavoro, perché è quello che poi deve emergere in gara. Il nostro obiettivo è sempre dare il massimo: se poi gli avversari saranno più bravi, lo accetteremo. Dal punto di vista tattico fornisco alcune indicazioni sì, ma non mi soffermo troppo sugli avversari. È una filosofia che negli anni mi ha sempre dato risultati: voglio che i miei giocatori pensino soprattutto alla propria prestazione. Anche perché Il nostro obiettivo è la crescita dei ragazzi, nonostante il sistema delle retrocessioni non premi questo tipo di mentalità, poiché limita loro la possibilità di sperimentare e sbagliare in una fase cruciale del loro percorso. Noi dobbiamo comunque portare avanti questa idea perché la priorità resta il ragazzo e la costruzione di una vera mentalità sportiva, anche se oggi l'ambiente del calcio giovanile spesso va in direzione opposta.</p><p><strong>Abbiamo detto prima che lei è subentrato a novembre. Su cosa ha fatto leva per risollevare questo gruppo e rimetterlo in gioco nella lotta salvezza?</strong></p><p>Ho trovato un gruppo abbastanza sfiduciato e, secondo me, sono stato bravo a riportargli il gusto di allenarsi, di migliorarsi e di fare attività sportiva. Vengono al campo perché sanno che attraverso lo sport migliorano a livello psicologico, a livello di cuore, perché senza passione non si tira fuori niente, e a livello tecnico. Dico sempre che devono imparare a fare le cose semplici, perché a quest'età ormai il grosso è stato acquisito, e che oltre la tecnica devono sviluppare le conoscenze utili per affrontare il mondo degli adulti, sportivo e non. Per questo ho puntato molto sulla mentalità e sul gusto dell'allenamento. Ho chiesto a ognuno di prendersi l'impegno di migliorare un aspetto: se lo fanno tutti, la squadra cresce in tanti aspetti diversi e lì si vede la vera crescita. Inoltre, tengo molto anche alla comunicazione franca: voglio sottolineare sia gli aspetti positivi che quelli negativi, con la massima trasparenza negli allenamenti e nelle scelte. All'inizio non erano abituati, ma oggi mi stanno dando soddisfazioni anche nella voglia di andare oltre in allenamento. Prima li vedevo frenati, adesso cercano sempre di dare qualcosa in più, di superare i propri limiti, e questo li porta a rendere oltre il massimo. Sono andato oltre le etichette.</p><p><strong>Per quel che ha avuto modo di vedere, che giudizio dà al livello del campionato?</strong></p><p>È un campionato molto impegnativo, con differenze importanti tra le varie realtà. Ci sono 5-6 squadre del fiorentino che, per organizzazione, risorse e bacino d'utenza, sono nettamente avanti rispetto alle altre, mentre realtà come la nostra devono fare i conti con maggiori difficoltà. Noi, per livello complessivo, sappiamo di essere al limite della categoria, ma stiamo cercando di colmare questo gap con il lavoro, la compattezza di squadra e lo spirito di sacrificio. Poi come ho detto anche prima, il nostro obiettivo non è solo il risultato, ma continuare a far crescere il gruppo: poi chiaramente cercheremo di giocarci la salvezza fino in fondo, ma ciò che conta davvero è il percorso che stiamo costruendo.</p><p><strong>Per concludere, ci tiene a ringraziare qualcuno in particolare?</strong></p><p>Sicuramente vorrei ringraziare tutta la società per la fiducia che mi è stata data, in particolare il direttore sportivo del settore giovanile, Lorenzo Coccoletti, ma anche il presidente, che ha avallato la mia scelta. Un ringraziamento speciale va poi, oltre che ai ragazzi, a tutto l'ambiente, che ha saputo comprendere la situazione in cui ci siamo ritrovati e il tipo di lavoro intrapreso dal mio arrivo, senza farci mai mancare il sostegno anche nei momenti più complicati.</p>
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